A cura di: Roberta D'Amore
Il Parco nazionale del Gran Paradiso è il luogo ideale per tutti gli amanti della natura in quanto si possono trovare una varietà di paesaggi in grado di soddisfare i palati più difficili. Gli escursionisti possono intraprendere delle lunghe passeggiate nelle immense vallate e gli appassionati di trekking posso risalire i vecchi e rocciosi sentieri.
Il cuore del Parco del Gran Paradiso è la tranquilla Valsavarenche, un luogo carico di storia e ricco di fascino, dove il passato e il presente si fondono per raccontare la storia del primo Parco nazionale italiano. Le vicende del parco sono legate alla protezione dello stambecco, quando nel 1856 il re Vittorio Emanuele II dichiarò questa zona Riserva Reale di caccia, salvando così, dall’estinzione, questo meraviglioso animale che in quel periodo viveva un periodo di declino. In seguito il re formò un corpo di guardie specializzate e fece costruire sentieri e mulattiere che sono sopravvissute fino ad oggi all’ azione distruttiva del tempo e che attualmente costituiscono la migliore rete viaria per la protezione della flora e della fauna da parte dei guardaparco. Dal 1947 il Parco possiede un proprio corpo di guardie specializzate che vigila e controlla il territorio protetto.
Il Parco nazionale del Gran Paradiso è visitabile tutto l’anno e ogni stagione è caratterizzata da colori e profumi completamente diversi che rendono la visita un’esperienza del tutto unica. In primavera, con l’esplosione della natura, gli immensi pascoli si trasformano in un tappeto di mille colori e dai mille profumi e i camosci affamati abbandonano le cime delle montagne e scendono a valle per cibarsi delle prime e tenere erbe. In autunno tutto l’ambiente assume un atmosfera incantata caratterizzata dai colori caldi e avvolgenti della vegetazione come le tonalità arancio dei larici. In inverno, invece, tutto si trasforma e tutto muta. I verdi pascoli della primavera e il paesaggio incantato dell’autunno lasciano il posto a distese bianche di neve che dalle cime delle montagne circostanti scendono verso valle creando dei paesaggi suggestivi che regalano agli escursionisti ambienti ideali per favolose passeggiate con sci e racchette da neve.
Il Parco, con una superficie di 70318 ettari, abbraccia un’area caratterizzata da tutti gli ambienti alpini, dai paesaggi dei fondovalle ai boschi di conifere fino alle montagne che incise e modellate dai grandi ghiacciai e dai torrenti fanno da sfondo a tutto il paesaggio.
Le praterie e gli ambienti rocciosi sono abitati dal camoscio, dalla lepre bianca, dalla pernice bianca e dallo stambecco, padrone e simbolo indiscusso di tutto il parco.
I boschi, di latifoglie e di conifere, che ricoprono circa il 20% della superficie totale del parco, sono l’habitat di caprioli, cervi, cinghiali e martore, mentre il gallo forcello e la coturnice prediligono l’ambiente che si viene a creare lungo i margini dei boschi. Inoltre i boschi ricoprono un ruolo particolarmente importante dal punto di vista ecologico, in quanto rappresentano una situazione di equilibrio perché sono l’unico sistema naturale di difesa contro i pericoli del dissesto idrogeologico.
Infine, mentre si percorre il parco è possibile avere un incontro ravvicinato con la volpe, il lupo e l’ermellino.
La vegetazione del parco è costituita da ambienti acquatici, che comprendono i laghi, gli stagni, i fiumi, i ruscelli e i fossi. In essi si ritrovano piante che possono crescere completamente sommerse nell’acqua (come le alghe), piante che fluttuano sull’acqua (come la lenticchia d’acqua), altre, invece, ancorate al fondo.
Ancora, sul territorio del parco nazionale sono presenti, in maniera ridotta, ambienti umidi come le torbiere e le paludi che sono “delicatissime” dal punto di vista ecologico, infatti, la loro sopravvivenza è legata alla costante presenza di acqua: qualsiasi cosa permetta il prosciugamento dell’acqua in questi terreni porta la scomparsa di tutte le specie che vivono in questi delicatissimi habitat.
Gli ambienti più diffusi nel parco sono quelli rocciosi caratterizzati dalla presenza di roccia e detrito in superficie, con la riduzione dello strato di terreno: tutto ciò impone delle condizioni di vita difficilissime e le piante alpine dimostrano la loro capacità di adattamento. I detriti in questi ambienti possono essere di diverso tipo, nel parco sono molto diffusi i detriti di origine scistosa, con materiale fine ed umido che permette la vita vegetale.