A cura di: Roberta D'Amore
La Sardegna, inferiore per superficie solo alla Sicilia ed al Piemonte, è la terza regione d’Italia e la seconda isola del Mediterraneo.
Le coste sono molto varie alternano tratti pianeggianti ed orlati di stagni ad altri rocciosi e frastagliati, sono costituite da piccole isole e formano degli ampi golfi: ad ovest il golfo di Oristano, a sud il golfo di Cagliari, ad est i golfi di Orosei ed Olbia, a nord il golfo dell’Asinara.
La maggior parte del territorio è costituito da colline che si dispongono attorno a massicci montuosi delimitati da ampie vallate e da altipiani. Si tratta di montagne antichissime e quindi poco alte perché sono state a lungo soggette all’azione erosiva degli agenti atmosferici.
La più alta montagna della Sardegna si innalza nella zona centro-orientale, a sud del massiccio calcareo del Supramonte: è il Gennargentu che si innalza per oltre 1.800 metri.
La più vasta pianura della Sardegna è quella di Campidano che si estende fra il Gennargentu e l’Iglesiente. Di dimensioni più piccole è la piana di Oristano formata dal Tirso.
I laghi presenti nella regione sono per la maggior parte bacini artificiali ottenuti sbarrando con dighe il corso dei fiumi maggiori a carattere torrentizio. Essi permettono di sfruttarne le acque sia per l’irrigazione sia per la produzione di energia idroelettrica. A nord si trova il lago di Coghinas che è formato dall’omonimo fiume che sfocia nel golfo dell’Asinara. Al centro vi è il fiume Tirso che forma il lago Omodeo. Più a sud il fiume Flumendosa, che nasce dal Gennargentu, è sbarrato in più zone da dighe.
Importanti in Sardegna sono le grotte, un cenno meritano le grotte litoranee quelle del Bue Marino, a Cala Gonne e quelle di Nettuno ad Alghero, nel cui interno si possono ammirare i più grandi laghi sotterranei d’Europa. Belle sono anche le grotte di Is Zuddas a Santadi, quelle di Su Mannau a Fluminimaggiore, quelle di San Giovanni a Domusnovas e quelle di Su Marmuri ad Ulassai; numerose sono anche le grotte sommerse, tra cui quella più famose sono le Grotte del Nereo, sotto il promontorio di Capo Caccia, dove si possono vedere intere pareti ricoperte di corallo rosso.
Più di 600.000 ettari di territorio sardo sono sotto protezione ambientale e per questo la regione con una legge ha definito le aree protette sottoposte a tutela. Per questo motivo la Sardigna ospita numerosi parchi nazionali:
il Parco naturale regionale del Monte Arci che è un insieme di valori naturalistici, storici e culturali, custodisce boschi di leccio, giacimenti di estrazione, officine litiche e siti di lavorazione dell’ossidania;
il Parco naturale regionale dell’Oasi di Tepilora ricade interamente nel comune di Bitti, all’interno del parco vi sono la foresta demaniale di Crastazza e Tepiolra e quella di Sos Littos;
il Parco naturale regionale di Gutturu Mannu è compresa nei territori dei paesi di Assemini, Capoterra ed Ulta. La vallata colpisce soprattutto per la sua ricca vegetazione di querce, lecci, pioppi, mirti, ecc.;
il Parco nazionale del Golfo di Orosei – Gennargentu comprende il Gennargentu, che con la Punta Lamarmora raggiunge la vetta più alta dell’Isola, e il Supramonte, vastissimo altopiano di calcari e dolomie del mesozoico (Monte Corrasi, m 1463), ricco di acque sotterranee e caratterizzato da un paesaggio tormentato e selvaggio;
il Parco nazionale dell’Arcipelago de la Maddalena, l’arcipelago è formato da 60 isole ed isolotti ed oltre alla maggiore isola che è la Maddalena, abitata fin dal 1770, altra isola è Caprera;
il Parco nazionale dell’Asinara comprende l’isola dell’Asinara ed una fascia marina, che ricade sotto il comune di Porto Torres;
il Parco regionale di Molentargius – Saline di Cagliari, il parco ospita oltre 180 specie di uccelli, alcune molto rare come: il cavaliere d’Italia, l’airone guardabuoi e il fenicottero rosa, simbolo di Molentargius. Di questo parco fanno parte anche le saline del Poetto;
il Parco regionale di Porto Conte si estende a sud-est con la laguna del Calich per proseguire verso la costa, includendo il sistema del Monte Doglia, fino all’ampio golfo di Porto Conte che è protetto dai promontori di Punta Giglio e Monte Timidone-Capo Caccia; all’interno del parco si sviluppa la foresta demaniale de “Le Prigionette”, nel comune di Alghero.
L’attività tradizionale dei sardi è da sempre la pastorizia. Oggi più della metà della superficie della regione è occupata da pascoli e la Sardigna è al primo posto per l’allevamneto di ovini e caprini. Oltre alla carne, dal latte ricavato producono una grande quantità di formaggi, infatti molto diffusa è l’industria caseari, basata sulla presenza di caseifici sociali dove si producono i formaggi tipici. L’altra forma di allevamento molto diffusa è quella del cavallo, soprattutto la razza anglo-araba.
L’agricoltura è sempre più legata a produzioni specializzate come quelle vinicole e del carciofo, che viene esportato in tutto il mondo. Però l’agricoltura è sempre stata ostacolata dalla siccità e dalla presenza di paludi. La situazione è migliorata grazie alle bonifiche ed alla costruzione di grandi bacini artificiali per la raccolta delle acque.
Sono diffusi l’olio e la vite, cui si affiancano le querce da sughero. Insieme alla coltivazione estensiva del frumento, nelle piane bonificate di Alghero, Oristano e Campidano si sono sviluppate anche colture industriali come la barbabietola da zucchero.
La pesca è un’altra attività ben sviluppata in Sardigna, soprattutto ad Alghero, a Cagliari e sulle coste di Sulcis. In particolare nell’Oristanese si pescano grande quantità di anguille e cefali, mentre nelle zone di Alghero e di Santa Teresa si pescano le aragoste insieme con la raccolta del corallo rosso.
La Sardigna è con la Toscana il maggior distretto minerario italiano per ciò che riguarda il carbone, il piombo e lo zinco. Oggi però l’estrazione di tali minerali è quasi del tutto cessata aa causa della concorrenza straniera. Attive da sempre sono le saline di Cagliari, le più grandi d’Europa.
L’industri sarda è caratterizzata dalla presenza di raffinerie, di impianti petrolchimici e metallurgici che utilizzano il petrolio importato. I più grandi complessi sono a Cagliari, Porto Foxi e Sarroche, e a Porto Torres.
Ma la Sardegna è anche artigianato ricco e vario. Si parte dalla ceramica, diffusa in varie zone, all’oreficeria, i cui lavori sono in filigrana, dalla lavorazione del legno alla lavorazione dei cestini in fibre vegetali.
Attualmente la principale risorsa economica della Sardegna è la natura. Sin dall’inizio l’isola ha puntato soprattutto su un turismo di lusso, costruendo sulla Costa Smeralda insediamenti balneari riservati a persone molto ricche, come Porto Rotondo e Porto Cervo. Da qualche anno però l’isola si è avviata anche verso un turismo ecologico ed ambientale, con la creazione di cooperative che organizzano tour all’interno dell’isola per ammirarne le bellezze naturali.
Però oggi in Sardegna si parla anche di turismo subacqueo, di golf, di turismo equestre, di escursionismo , di birdwatching, di vela e di agriturismo.
Si è visto come l’attività principale della Sardegna sia l’industria casearia, per cui prodotti tipici per eccellenza sono i formaggi:
la fresa;
il pecorino sardo;
il fiore sardo;
la ricotta;
la peretta.
Ottimi in Sardegna, però, sono anche i salumi:
capocollo;
il guanciale;
la pancetta;
la salsiccia;
la mustela.
Prodotto e piatto tipico per antonomasia in Sardegna è l’agnello, gli animali sono allevati in ambienti naturali, è ottimo in casseruola, al forno o alla brace, accompagnato da un contorno di patate ed un ottimo bicchiere di vino rosso.
Altro prodotto tipico della Sardegna è il pane carasau, una sfoglia di pane sottile, fatta cuocere due volte al forno; parente del pane carasau è il pane pistoccu, pane tipico delle zone interne della Sardegna.
Anche i dolci sono ottimi in Sardegna, ricordiamo tra tanti:
gli amaretti;
- i bianchittos, cioè le meringhe;
il miele;
mustazzolus, dolce tipo della zona di Oristano, ottenuto con mosto concentrato, farina di frumento, lievito e zucchero, hanno la forma di un rombo;
la sebadas, pasta non lievitata che ricopre formaggio fresco reso acido da una grattugiata di arancia e limone, ha una forma circolare e poi viene fritto, prima di essere portato in tavola viene spolverato di zucchero o miele;
il torrone.
Il liquore più noto della Sardegna è il mirto che si ottiene dalla macerazione in alcool puro delle bacche di mirto.
Ma la Sardegna è anche viti e vitigni, infatti qui si produce un ottimo vino di grande qualità, tra cui:
il vino Arborea, vino rosso, rosato e bianco, la cui zona di produzione sono numerosi comuni in provincia di Oristano;
il Campidano di Terralba, vino rosso, la cui zona di produzione sono alcuni comuni di Cagliari ed Oristano, situati nella pianura del Campidano, al centro della costa occidentale dell'isola;
il Cannonau, vino rosso, la cui zona di produzione è l'intero ambito territoriale della Sardegna;
il Carignano del Sulcis, vino rosso e rosato, la cui zona di produzione è il territorio del Sulcis, nell'estremita' sud-ovest dell'isola, da Capo Teulada a S. Antioco, compresa l'isola di Carloforte;
il Malvasia, vino bianco e vino liquoroso dolce o secco, la cui zona di produzione è la parte nord-occidentale della Sardegna, nell'area dei comuni di Bosa, Suni, Tinnura, Flussio, Magomadas, Tresnuraghes e Modolo;
il Mandrolisai, vino rosato e rosso, la cui zona di produzione sono alcuni comuni della provincia di Nuoro ed Oristano, nel cuore della regione;
la Vernaccia di Oristano, vino bianco, la cui zona di produzione è la piana a nord di Oristano.



